Il recupero gas refrigeranti è l’operazione con cui i gas fluorurati vengono raccolti e stoccati anziché dispersi in atmosfera, durante la manutenzione, la riparazione o prima dello smantellamento di un impianto.
Obbligatorio per legge in base al Regolamento UE 517/2014 e al D.P.R. 146/2018, deve essere eseguito esclusivamente da personale certificato, perché la dispersione di questi fluidi ha un forte impatto sull’effetto serra.
In questa pagina vediamo perché è imposto dalla normativa, quali sono le fasi previste e come si integra con lo smaltimento dei rifiuti.
Perché il recupero gas refrigeranti è obbligatorio
I gas frigorigeni come CFC, HCFC e HFC hanno un elevato potenziale di riscaldamento globale, misurato dall’indice GWP: basti pensare che un solo chilogrammo di alcuni refrigeranti equivale, in termini di CO2, a decine di migliaia di chilometri percorsi in automobile.
Proprio per questo la normativa vieta la loro dispersione e impone la raccolta a fine intervento.
I gas a fine vita, inoltre, sono classificati come rifiuti speciali pericolosi e vanno gestiti con procedure specifiche.
Questa operazione diventa così un tassello centrale della sostenibilità ambientale del settore.
Le quattro fasi del recupero gas refrigeranti
Il trattamento del fluido può avere quattro destinazioni. La prima è il recupero vero e proprio, in cui il tecnico raccoglie il gas con il recuperatore in una bombola omologata.
La seconda è il riciclaggio, con una depurazione di base che ne consente il riutilizzo nello stesso tipo di impianto. La terza è la rigenerazione, eseguita da aziende specializzate per riportare il gas a un livello minimo di purezza conforme alle specifiche.
L’ultima è la distruzione, tramite un processo certificato, quando il refrigerante non è più recuperabile. Comprendere queste fasi aiuta a scegliere la soluzione corretta caso per caso.
Come si esegue in sicurezza
Durante l’operazione si collega il kit all’impianto, si esegue il vuoto nei flessibili e si aziona il recuperatore controllando costantemente il peso della bombola con una bilancia.
Una regola di sicurezza fondamentale è non riempire mai i contenitori oltre l’80% del loro contenuto massimo, per evitare pericolose sovrappressioni.
Al termine, la quantità di gas raccolta va annotata e comunicata in Banca Dati, indicando la destinazione del refrigerante.
Eseguito così, il recupero è al tempo stesso sicuro per l’operatore e conforme agli obblighi di tracciabilità.
Recupero e smaltimento dei rifiuti
La raccolta del fluido si collega alla corretta gestione dei rifiuti. Le apparecchiature dismesse e i gas esausti devono essere avviati a smaltimento tramite operatori iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, con la relativa documentazione di tracciabilità.
L’installatore che sostituisce un vecchio impianto è tenuto a smaltire in modo ecologico i componenti rimossi, dalla macchina frigorifera ai materiali di risulta.
Affidarsi a filiere autorizzate, inoltre, protegge l’azienda da responsabilità in caso di gestione scorretta del rifiuto, un aspetto sempre più controllato dagli enti competenti sul territorio e verificabile attraverso la documentazione di trasporto e conferimento.
In questo modo il recupero gas refrigeranti si inserisce in un ciclo completo, che parte dall’intervento sul campo e arriva fino al trattamento finale conforme.